ella maestosa cavità naturale che si apre nell’omonima baia tra Peschici e Vieste, autentico caposaldo italiano dell’età del Bronzo, furono condotte, al principio degli anni ’30, fondamentali ricerca da parte di Ugo Rellini e Elisa Baumgartel. In particolar modo rivestono grande interesse le armi e i monili di bronzo dei corredi di
 

numerose deposizioni rinvenute nella grotticella funeraria situata sul fondo della grotta, per via delle complesse problematiche cronologiche e culturali ad esse collegate.
Gli anni intercorsi tra le vecchie ricerche e i giorni nostri sono stati contrassegnanti da un’inarrestabile degrado della cavità, trasformata in stalla per il ricovero stagionale

 
 
degli animali da pascolo. L’impiego di mezzi pesanti per lo spianamento di divisori a secco realizzati per il bestiame ha ulteriormente compromesso l’integrità della seriazione stratigrafica, provocando vistosi fenomeni di accantonamento di terreno e di materiale lungo i lati e nei pressi dell’ingresso. A ciò si uniscono gli impoverimenti del deposito archeologico, fatto oggetto di continui prelievi da parte di cercatori clandestini.
Sessant’anni dopo le prime ricerche, la ripresa delle indagine stratigrafiche si è incentrata in modo particolare nella zona di fondo, lungo l’estremità di destra, dall’altra parte della celebre grotticella funeraria scavata negli anni ’30. Nell’area indagata è stato intercettato un paleosuolo rivelatosi insperatamente integro, riferibile sulla scorta dei numerosi fittili rinvenuti, al Bronzo finale: l’esplorazione infatti ha messo in luce una vasta abitazione addossata alla parete rocciosa e delimitata su due lati da un basso muretto a forma di “L”.
Nel solido e compatto battuto che faceva da pavimento alla capanna si aprono alcuni buchi per l’alloggiamento di pali. Il loro allineamento suggerisce l’esistenza di una tettoia sorretta anteriormente da pali, mentre sul retro, per sostenersi, la stessa sfruttava, ad incastro, le sporgenze della roccia. Il battuto pavimentale era ingombro di fittili in situ, non di rado integri o comunque agevolmente ricomponibili. Alla
capanna era pertinente un ampio focolare con annessa area di scarico ricchissima
 
 

di cenere e pezzi di concotto arrossato dal calore, che ha restituito cospicui avanzi di ossa di animale bruciacchiati. Tra la capanna e la retrostante parete di roccia correva una lunga e stretta trincea, al cui interno sono stati rinvenuti svariati dolii in impasto contenenti sepolture infantili singole e duplici ad enchytrismos. Sovente i vasi funerari erano delimitati da rincal-

zi di pietre. La medesima trincea, nel tratto più interno verso il fondo della cavità, assolveva alla funzione di discarica dell’abitazione. Le attività legate alla tessitura e alla filatura sono ampiamente documentate dalla presenza di svariate museruole eptagonali e da pesi da telaio in impasto; la lavorazione dei derivati del latte è a sua volta documentata dal rinvenimento di specifici attrezzi. Anche l’esistenza di una pratica metallurgica locale è comprovata dalla scoperta di una forma di fusione in arenaria, purtroppo non in giacitura primaria, recuperata tra il terreno ammassato lungo il lato orientale della grotta: riguarda uno spillone con capocchia a globo non troppo schiacciato, sormontato da una piccola appendice cilindrica e collo con rigonfiamento pure cilindrico, riferibile a fogge diffuse in area padana durante il Bronzo recente. Lungo le pareti della grotta si aprono numerosi ingrotti talvolta anche piuttosto ampi, adoperati in antico a scopo funerario e obliterati dallo spessore del deposito archeologico e dagli accumuli di terreno proveniente dai vecchi scavi. In tali anfratti si rinvengono deposizioni parziali di adulti che potrebbero testimoniare riti di passaggio. Una perlustrazione della vecchia grotticella funeraria e del relativo annesso rivelò la presenza di resti umani in dispersione (tra cui non è rara la presenza di frustali di bronzo), probabilmente pertinenti alle sepolture scavata negli anni ’30. Una deposizione sconvolta, individuata lungo la parete orientale in uno dei punti maggiormente disturbati dagli scavi abusivi, recava tra gli oggetti di corredo un coltello in bronzo e un curioso manufatto fittile miniaturistico, che richiama la forma (ma evidentemente non la funzione) di un ditale. Riveste particolare interesse l’individuazione di un nuovo ambiente situato sul fondo del grottone, obliterato da accumuli di terreno in posizione speculare alla vecchia grotticella funeraria con relativo annesso: la scoperta, in un ingrotto situato nei pressi di un accesso di una sepoltura con corredo costituito da un pugnale in bronzo, potrebbe sottintendere una destinazione funeraria anche di questa parte della cavità.

Tratto da “Ipogei della Daunia. Preistoria di un territorio”. Anna Maria Tunzi Sisto

 
 

 
 
il Sindaco:
"Abbiamo deciso di realizzare il sito internet, interamente dedicato al Grottone di Manaccora..."
il Presidente del Parco del Gargano:
"Un ampio programma di investimenti nel campo della tutela ambientale..."
il Sovrintendente per i beni archeologici della Puglia:
"Spiace, in un certo qual modo, che le risorse finanziarie messe a disposizione dall’Ente Parco Nazionale del Gargano, così come l’attenzione dimostrata negli ultimi anni dagli amministratori comunali di Peschici, non possano immediatamente portare ad una compiuta fruibilità di quello straordinario monumento storico e naturale che è il Grottone di Manaccora...."
 
 



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